Brescia. Arresti per tratta di nigeriane, De Corato: spesso sistema accoglienza utilizzato per alimentare prostituzione

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    (LNews – Milano) “Rivolgo un plauso alla Squadra mobile e alla Dda di Brescia che hanno scoperto un’organizzazione nigeriana con base in Libia e in Nigeria dedita alla tratta e alla schiavitù di giovani donne costrette a prostituirsi”. È quanto afferma l’assessore regionale alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia Locale Riccardo De Corato, commentando l’arresto di tre cittadini nigeriani ritenuti responsabili dei reati di tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, fermati questa mattina dalla Polizia nell’ambito di indagini coordinate dalla Dda della Procura di Brescia, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

    L’INDAGINE – “È emerso – ha spiegato De Corato – quello che da anni continuo a ripetere: molte organizzazioni criminali straniere utilizzano lo strumento della ‘protezione internazionale’ per i loro scopi delittuosi. Reclutate in Nigeria, le donne erano trasferite in Libia, dove venivano imbarcate per farle giungere sulle coste italiane. Prima di essere costrette a prostituirsi con minacce di ritorsione alla famiglia rimasta in Patria e con riti magici, le ragazze entravano nel sistema di accoglienza e formalizzavano, appunto, la richiesta di protezione internazionale diventando così inespellibili fino al termine della lunga procedura.

    I DATI DI POLIS LOMBARDIA – “Secondo Polis Lombardia – ha proseguito l’assessore regionale – nel 2016 il numero di segnalazioni di delitti commessi da nigeriani era il più elevato tra le comunità straniere presenti in Lombardia. ‘Lesioni dolose’ e ‘stupefacenti’ assorbono un numero elevato di segnalazioni, ma il peso più significativo è lo ‘sfruttamento della prostituzione’, accompagnato da ‘minacce” e ‘rapine’. La brutalità che caratterizza la mafia nigeriana non ha eguali”.

    SISTEMA ACCOGLIENZA DA RIVEDERE – “Il sistema di accoglienza del nostro Paese – ha concluso De Corato – deve essere assolutamente rivisto. Le pratiche per il riconoscimento dello status di ‘rifugiato’ hanno tempi eccessivamente lunghi e l’espulsione dei clandestini è quasi inesistente. Questo facilita e agevola inevitabilmente la vita a organizzazioni criminali extracomunitarie”.

     

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